Avondale Estate: Wine Tasting

Avondale Estate: Wine Tasting

Nella bella cittadina di Paarl IN SUD AFRICA, AVONDALE wine ESTATE ESPRIME IL CONCETTO DI TERROIR AL LIVELLO PIù NATURALE POSSIBILE. le azioni dell’uomo, la location di crescita e L’INTERO PROCESSO DI produzione DEL VINO SONO CERTIFICATI BIOLOGICI. SCOPRI CON NOI UNA DELLE NOSTRE PREFERITE WINE TASING in una cantina approvata da madre natura

Come Arrivare 

Avondale Estate è una cantina certificata biologica con il plus di avere tutta l’azienda viticola biodinamica. Inoltre i nomi dati ai vini sono davvero particolari e ben studiati. La filosofia qui è “Terra est Vita”, cioè “il suolo è vita”, infatti la cantina è un sistema di vita dinamico in cui suolo, acqua, energia, piante, animali, persone ed edifici fanno parte di una complessa rete di relazioni, il cui risultato sono eccezionali “Slow Wines”.

La cantina si trova appena fuori l’uscita della strada M1 direzione Paarl, nel Western Cape in Sud Africa. Come ogni cantina delle Capelands, l’entrata è sempre spettacolare, con giardini ordinati, tagliati perfetti, aiuole piene di fiori colorati e piante ornamentali. Qui siamo stati colpiti inoltre da particolari e maestose  opere d’arte che impreziosiscono la vista.

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L’edificio antecedente la cantina sotterranea si divide in due porzioni uguali comunicanti grazie ad una sala piena di opere d’arte. Il protagonista dell’ingresso è un antico pianoforte, a noi è venuta subito voglia di “intonare” qualche nota. Appena a sinistra dell’ingresso si apre la sala degustazione, mentre a destro si entra nel delizioso  Faber Restaurant, dove la naturalità raggiunge un livello di raffinatezza altissima grazie allo chef Dave Stevens.

Per la nostra wine tasting ci siamo sistemati vicino al stupendo caminetto di maiolica bianco, anche perché essendo fuori stagione, con una giornata di leggera pioggia, il freddo si faceva sentire.  E poi degustare degli ottimi vini vicino a un fuoco ardente ha creato una bella atmosfera.

the Wine tasting

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Armilla blanc de blanc 2011

Come da introduzione per le degustazioni si parte sempre con il vino spumante. Armilla 2011 è costituito da uve 100% chardonnay, fermentate con metodo Classico o Champenoise (leggi qui per saperne di più su come si fanno gli spumanti) e lasciato 5 anni sulle fecce per raffinare il gusto. Calcolando anche i processi precedenti, questo vino viene messo in vendita 7 anni dopo la vendemmia! Armilla è un vino spumante che per la cantina  rappresenta la celebrazione della vita, ha un gusto ricco e rotondo in bocca con note tostate di pane e nocciole, ma non mancano le note di mele che insieme alla fresca acidità bilanciano il corpo pieno di questo vino.

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Anima 2016

Terminato lo spumante, non si poteva che passare al classicissimo Chenin Blanc del Sud Africa. Abbiamo degustato Anima, annata 2016, e immediatamente si è delineata la caratteristica distintiva e qualitativa di questa cantina. Infatti oltre ai classici lineamenti, si scoprono quelle caratteristiche che definiscono una vinificazione naturale. Il 15-20% delle uve raccolte rigorosamente a mano vengono fatte fermentare in anfora regalando al vino una corporatura unica. Al naso le note di melone, ananas, lime e miele confermano l’eleganza e la pienezza di questo morbido Chenin Blanc. Al palato è denso con sapori di uva spina, mela cotogna e pesca, il tutto viene armonizzato con la mineralità, che viene definita l’anima di questo vino, da qui prende il nome.

Cyclus 2015

Cyclus è un blend di vari vitigni: Roussanne, Viogner, Chenin Blanc, Chardonnay e Samillon. Il nome Cyclus è l’espressione dell’energia rivitalizzante e filosoficamente si riferisce ai vortici che trasmettono energia ai fluidi. A naso in questo blend del 2015 si sentono note di pesca e frangipane, mentre al palato i sapori intensi di pera, mela dorata, albicocca e sentori di mandarino sono completati da una bella mineralità e si concludono in un finale cremoso e strutturato e leggermente barricato.

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Camissa 2018

Splendido Blanc de Noir cioè vino fatto con uve Grenache, Mourvedre e Muscat de Frontignan coltivate biologicamente. Il nome di questo vino deriva dal nome della Table Montain ed è un ringraziamento alla madre terra per l’acqua derivante da tutte le montagne. Le uve Muscat vengono fatte macerare per 3/4 giorni sulle bucce, fino a inizio fermentazione, mentre le uve Grenache e Mourvedre vengono pressate con i raspi e il succo fatto fermentare su tonneau da 500 litri. Questo vino ha due caratteristiche principali: una è che ha un buonissimo bouchet citrino a naso che si rispecchia anche al gusto. E l’altra è che inizialmente regala un gusto dolce dovuto ad un residuo zuccherino, ma il finale è completamente secco.

Avondale Estate: Wine Tasting

Samsara 2009

Il significato di samsara è scorrere, scorrere attraverso i processi di vita quali la morte e la vita, quindi si parla di rinascite e rinvigorimenti dopo ogni morte. E’ questo l’appellativo dato a questo ottimo Shyraz. Per produrre questo vino, il 15% delle uve vengono fermentate a parte con il rachide. Il restante viene diraspato e fatto macerare per 3 giorni a freddo fino a quando non comincia la fermentazione naturale. Il tutto viene assemblato e trasferito in barrique da 225L dove subirà la fermentazione malolattica.

Dopo aver maturato in barrique per un anno e mezzo, viene filtrato e imbottigliato per poi essere commercializzato dopo 10 anni dalla vendemmia. Al naso ed in bocca questo vino è un esplosione di sapori, si sentono le viole, le ciliegie e le prugne, al gusto il sentore vanigliato è forte e il pepe, il chiodo di garofano, la cannella sono marcati. Il corpo di Samsara 2009 è pieno e ricco, bilanciato da tannini raffinati e un acidità delicata. Conclude con un piacevole finale infinito.

La Luna 2012

La luna è il simbolo del modo in cui l’universo influenza i nostri ecosistemi. Questo vino è un Bordeaux Blend quindi composto da Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot, Cabernet Franc e Malbec. Mineralità e acidità si bilanciano con i tannini del legno regalando un corpo pieno ed elegante. Le freschezze della frutta vengono eguagliate dalle note speziate di tabacco così da avere un vino di grande eleganza.

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Il nostro parere conclusivo sulla wine tasting

L’atmosfera veramente accogliente ed elegante, il concetto Biodinamico dell’azienda e l’eccelenza dei vini degustati ci ha portati a mettere nella nostra top 10 i vini di Avondale Wine Estate. Una tappa davvero obbligatoria per chi ama degustare vino e accogliere i metodi biologici. Come quasi ogni degustazione, il prezzo per degustare queste prelibatezze è davvero irrisorio. Se siete incuriositi di leggere le degustazioni di altre cantine del Sud Africa, vi consigliamo di andare nella sezione Wine Tasting del nostro Blog. Enjoy!

Spumantizzazione: metodi e classificazione

Spumantizzazione: metodi e classificazione

Quando parliamo di vino spumante intendiamo il vino con le bollicine. Ma come si creano le bollicine che rendono frizzante il vino? Cos’è la spumantizzazione? quali sono i metodi? come avviene la classificazione? Il mondo delle bollicine è un mondo vario, ricco di sfumature e di termini tecnici. Scopri con noi qualcosa in più su spumantizzazione, metodi e classificazione.

I prodotti della fermentazione sono l’alcol e l’anidride carbonica o CO2. Le bollicine che rendono frizzante gli spumanti sono ottenute con diversi metodi di spumantizzazione:

-Metodo Classico o Champenoise;

-Metodo Martinotti o Charmat.

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 Spumantizzazione, i Metodi: Classico o Champenoise

Il Metodo Classico o Champenoise o Crémat è quello utilizzato per lo Champagne, è il metodo di spumantizzazione più diffuso in tutto il mondo perché è il più storico. Ha origine più di tre secoli fa nella regione della Champagne in Francia. I vini che ne derivano hanno un perlage fine e persistente, un’ottima struttura e sono più corposi. E’ caratterizzato dalla seconda fermentazione, detta anche spumantizzazione o rifermentazione, direttamente in bottiglia. La base degli spumanti può essere costituita da una cuvée, cioè da una miscela di vini di tipologie e/o annate diverse che viene imbottigliata con l’aggiunta di zuccheri e lieviti selezionati (la miscela di zucchero e lieviti è definita liqueur de tirage). Parliamo di spumante millesimato invece quando la miscela è prodotta con un solo vino di un’unica annata. La bottiglia durante la spumantizzazione è stoccata in posizione orizzontale.

Per rendere il processo di spumantizzazione secondo il metodo Classico di più facile comprensione si possono individuare distinte fasi in cui dividerlo.

-preparazione e rifermentazione in bottiglia

Il mosto (prodotto della soffice spremitura delle uve raccolte) subisce una prima fermentazione. Classicamente si utilizzano le varietà di uve: Pinot nero (senza utilizzare le bucce, vinificato in bianco), Pinot Meunier e Chardonnay. Finita la fermentazione otteniamo il vino “base”. Si ottiene la “cuvèe” se si taglia il vino con altre annate. In bottiglia oltre al vino si aggiungono lieviti selezionati e zuccheri per innestare il processo di rifermentazione o spumantizzazione. I lieviti infatti trasformano lo zucchero in alcol (che si aggiunge a quello già naturalmente presente nel vino) e CO2 che rimane imprigionata nella bottiglia creando le bollicine. Più piccole sono le bollicine di CO2 sciolte nel vino e maggiore sarà la qualità dello stesso.

Maturazione e sboccatura

Finita la spumantizzazione, inizia la fase di maturazione che può durare da qualche mese fino a 10 anni.  Ciò che avviene quando i lieviti finisco di fermentare lo zucchero è l’autolisi (morte) dei lieviti con la liberazione di sostanze che andranno ad arricchire gli aromi del vino, dando quei particolari sentori caratteristici di questo metodo di spumantizzazione. I depositi formati dai lieviti devono però essere rimossi; questa è la fase del rèmuage (rotazione quotidiana). Ogni bottiglia viene ruotata più volte sul proprio asse e leggermente inclinate giorno dopo giorno con il tappo sempre più verso il basso per far depositare nel collo della bottiglia i residui della rifermentazione. Una volta raggiunta la posizione completamente verticale, solo la porzione di collo della bottiglia viene fatto passare velocemente attraverso una soluzione per congelarlo. Si passa quindi  alla sboccatura o degorgement, cioè la fase in cui la bottiglia viene stappata e le fecce espulse. Può avvenire in due modalità: 

  • à la glace: si congela il collo della bottiglia e si fa saltare il tappo corona (metodo più diffuso);
  • à la volée: si stappa manualmente la bottiglia.

-aggiunta del liqueur d’expedition 

Il vino che otteniamo dopo la sboccatura è completamente secco, termine che indica che è senza zuccheri, inoltre con l’espulsione dei lieviti morti si è formata una mancanza di liquido. Il liquido che viene aggiunto per rabboccare la bottiglia è detto liqueur d’expedition (in italiano liquore di spedizione). Questo liquido è una miscela composta principalmente di vino e zuccheri. Altri ingredienti possono essere aggiunti, ma fanno parte di una miscela segreta di prodotti che daranno al vino la caratteristica unica alla cantina. Successivamente c’è la chiusura definitiva della bottiglia di spumante con tappo in sughero di qualità trattenuto da una gabbietta di metallo.

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Spumantizzazione, i Metodi:

Metodo Martinotti o Charmat

Il Metodo di spumatizzazione Martinotti o Charmat nato negli anni ’20 ad Asti, in Italia dal direttore Martinotti dell’istituto Sperimentale per l’enologia e successivamente adottato dal francese Charmat che costruì il brevetto. Gli spumanti secondo il metodo Martinotti-Charmat, sono spesso con note molto più fruttate del metodo classico e nascono da vini bianchi fermi. Dopo la prima fermentazione secondo il normale processo di produzione, essi subiscono una seconda fermentazione in autoclave di acciaio, cioè una cisterna dove viene controllata e gestita la pressione derivante dalla CO2 della spumantizzazione. La fase dura da 30gg fino a 6 mesi durante i quali i lieviti consumano gli zuccheri e li trasformano in alcool e CO2 creando le bollicine inizialmente e poi c’è l’autolisi del lievito. Vengono largamente utilizzate le uve Moscato, Prosecco, Chardonnay e Malvasia in quanto con questo metodo vengono prodotti spumanti dai colori più tenui, dai sapori più freschi e meno strutturati. Anche per questo metodo si possono distinguere diverse fasi.

-preparazione

Come per il metodo precedente, viene preparata una base di vino fermo.

-rifermentazione in autoclave

Il vino base viene travasato in autoclave, ossia grandi cisterne di metallo a chiusura ermetica dove avviene la rifermentazione. Le temperature durante la spumantizzazione vengono mantenute basse. Conclusa la ri-fermentazione il vino spumante viene stabilizzato, refrigerato, filtrato e imbottigliato.

La differenza principale tra questi due metodi di spumantizzazione consiste nelle tempistiche del processo produttivo. La spumantizzazione secondo il Metodo Martinotti infatti necessita di 30 giorni fino a pochi mesi e la formazione delle bollicine avviene in un’unica autoclave. Le fasi di rifermentazione e dell’imbottigliamento avvengono a pressioni e temperature controllate.

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Classificazione degli spumanti

Uno degli aspetti che crea più confusione per quanto riguarda i vini spumanti è il livello di dolcezza, riportata sulla scheda tecnica. Quando lo Champagne divenne popolare era più dolce dei moderni soft drinks. Con gli anni i consumatori hanno prediletto uno stile più secco, e nelle schede tecniche sono apparsi termini come “demi-sec” o “sec” che significano mezzo secco or secco. In base al residuo zuccherino possiamo distinguere:

  • dolce: livello di zucchero maggiore a 50 g/l
  • demi-sec, medium dry, abboccato: estremamente zuccherato tra 32 e 50 g/l
  • dry, sec, asciutto: zucchero tra 17 e 32 g/l
  • extra-dry, extra-sec: leggermente dolce con zucchero tra 12 e 17 g/l
  • brut: la maggior parte degli spumanti col metodo classico, molto secco con zucchero inferiore a 12g/l e maggiore di 6g/l
  • extra brut: zucchero tra 3 e 6 g/l
  • brut nature, pas dosé, dosaggio zero: estremamente secco senza zuccheri aggiunti dopo la fermentazione secondaria, zucchero inferiore a 3 g/l
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Spumantizzazione: altri Metodi

Metodo ancestrale

Meno noto e diffuso, il metodo ancestrale si suddivide in diverse fasi. Si comincia con la pressatura leggera delle uve, utile per estrarre i lieviti indigeni presenti nella buccia. La fermentazione avviene in botti d’acciaio inox a temperature controllate. La fermentazione viene bloccata a un livello di zucchero preciso. Ciò favorisce la ripresa della ri-fermentazione in bottiglia. In questo metodo non vengono aggiunti ulteriori zuccheri o lieviti.

Spumante gassificato

Il vino gassificato crea spumanti per una commercializzazione quantitativa e non qualitativa, infatti si ottiene uno spumante in modo artificiale (non usando lieviti) ed in brevissimo tempo. In questo processo si parte da una miscela di vino base e lo si addiziona di anidride carbonica attraverso una bombola nell’arco di 4/5 ore. E’ obbligo specificare in etichetta “vino spumante gassificato” o “vino addizionato di anidride carbonica”. 

Il sistema ricorda a grandi linee la spumantizzazione con il metodo Charmat in autoclave. Ma le proprietà organolettiche del vino finale sono povere e poco intense. Infatti si rinuncia a tutta la gamma organolettica data dai lieviti durante il loro riposo e la bollicina è più grossolana, tipo acqua frizzante, dando una senzazione completamente diversa al palato. Infatti con la gassificazione si avrà una bollicina esplosiva, mentre con il metodo martinotti o classico si avrà una bollicina cremosa. 

Se ti appassionano gli spumanti ma non solo, clicca qui per leggere altri nostri articoli sui vini che abbiamo degustato, provenienti dalle aree vinicole più famose del mondo. 

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Asara Winery: Wine Tasting

Asara Winery: Wine Tasting

Asara Winery è una delle più famose e grandi cantine di Stellenbosh con annesso un luxury hotel. Se avete intenzione di andare a Stellenbosch, sicuramente dovete fermarvi a fare una Wine Tasting da Asara Winery.

Asara Winery: come Arrivare

Asara Winery si trova lungo la strada principale che da Cape Town porta a Stellenbosch, appena prima di entrare a Stellembosch c’è un’entrata di tutto rispetto con guardia all’ingresso che dovrà raccogliere i vostri dati e il motivo della visita. Questa è una pratica abbastanza comune in tutte le cantine, quindi non preoccupatevi, anche se le prime volte potrà risultarvi un comportamento strano a cui noi europei non siamo abituati. La cantina è posizionata in cima alla collina insieme al resort e il ristorante. La vista dal top della collina regala foto bellissime sulla vallata di Stellenbosch.

Dovrete percorrere in auto un viale alberato in leggera salita, circondato da un giardino ordinato, belle aiuole e palme. Sulla destra c’è un grazioso laghetto con papere e paperotti. Un ottimo posto per una foto da cartolina. La velocità da rispettare ha il limite di 15 o 20 km/h, comune all’ingresso di ogni cantina.

asara winery wine tasting

Asara Winery: La Location

Arrivati al parcheggio in cima la collina troverete subito sulla destra l’ingresso alla tasting room di Asara Winery. L’ingresso della sala degustazione non è grande ma comunque ben decorato. La sala degustazione, sempre di dimensioni contenute è molto graziosa e particolare perché si affaccia, tramite una grande vetrata, alla bottaia, cioè il salone dove vengono tenuti i vini a maturare in botti. Se siete fortunati potete assistere a qualche lavorazione in bottaia, che può affascinare e regalare un contatto più vicino con il vino in degustazione.

Grazie alla bassa stagione non abbiamo trovato gente, e diciamo che abbiamo fatto una wine tasting quasi privata! Il personale è gentile e discreto.

I vini da degustare ad Asara Winery si suddividono in

1) Speciality collection e vineyards collection white wine;

2) Speciality collection;

3) Vineyards collection red wine.

asara winery wine tasting

Wine Tasting ad Asara

Noi abbiamo scelto di degustare i 5 vini più famosi sud africani per metterli a confronto con quelli di altre cantine.

Chenin blanc 2017

Alla vista ovviamente è un vino limpido, dal colore giallo paglierino e abbastanza consistente. Al naso sa di frutta tropicale matura, minerale, erbaceo leggero e fragrante. Quindi abbastanza intenso e complesso e un intensità fine. L’acidità è abbastanza bilanciata, con leggere note di legno tostato. Il finale è lungo, concentrato e persistente.

Pinotage 2017

Vitigno e vino caratteristico del sud africa. Si sentono profumi di more e prugne mature combinate ben con sentori di menta e legno tostato. Al gusto è ben strutturato molto ben bilanciato e lungo finale persistente.

asara winery wine tasting

Shiraz 2015

Lo shiraz è un altro vino che il terroir sud africano sa esprimere al meglio secondo il nostro modesto parere. La frutta rossa avvolge tutto il palato e poi ti arrivano le note speziate di pepe nero e tostature di legno. Al palato è esplosivo riempendo tutta la bocca, comunque rimane molto fine.

Petit verdot 2011

Ovviamente il naso si riempe di frutta rossa intensa e spezie come la liquirizia e il pepe. Il colore di questo vino è molto intenso. L’acidità in bocca non squilibra il bilanciamento, anzi è molto lineare. Complesso e persistente.

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Carillon 2014

Abbiamo finito la degustazione in dolcezza assaggiando questo vino bianco passito. Stiamo parlando del chenin blanc botritizzato. Ovviamente di colore giallo dorato con al naso note di miele accompagnate da pesche e albicocche. Per sorreggere tutto questo carico di dolcezza serve una bella acidità che ritroviamo in bocca.

Infine volevamo degustare l’Avalon ma sarà per un’altra visita futura.

Il prezzo per la degustazione da Asara Winery è stato molto abbordabile come per le altre degustazioni fatte nella Cape Winelands. Nel complesso è stata una degustazione interessante, con molti gusti caratteristici del Sud Africa. Consigliamo una visita se siete a Stellenbosch o a Cape Town.

Potrai visitare la cantina attraverso questo link. Se come noi sei appassionato di vini e vuoi scoprire nuovi sapori, leggi i nostri articoli sulle degustazioni fatte nella bellissima terra arcobaleno; clicca sulla nostra pagina delle categoria wine tasting!

Cornell Skop: progetto sulla Wildlife Africana

Cornell Skop: progetto sulla Wildlife Africana

Cornell Skop è un progetto di sensibilizzazione sulla Wildlife Africana. E’ stata per noi un’emozione bellissima  e ci è entrata nel cuore. Leggi il nostro articolo per scoprire di più sull’iniziativa di questa farm poco distante da Cape Town.

Come Arrivare a Cornell Skop

Abbiamo deciso di avventurarci a Cornell Skop durante una pomeriggio un pò velato e anche un pò freddo; abbiamo guidato fino a Somerset West e poi su sul monte in direzione di Hermanus…. il panorama dalla piazzola in cima regala una vista spettacolare sulla città. Noi ci siamo fermati durante il ritorno per immortalare il sunset sulla valle. La strada è grande con due corsie per senso di marcia ma ricordatevi di mantenere una velocità media adeguata perchè  c’è un sistema tutor, e non distraetevi perchè la strada è un pò pericolosa.

Arrivati in cima al monte c’è la piazzola dove ci si può fermare per fare delle bellissime foto del panorama. Attenzione che questo spiazzo è molto ventoso a volte, può strapparvi la portiera di mano, quindi prestate attenzione!

Cornell Skop progetto wildlife

Per arrivare a Cornell Skop dovete attraversare il bellissimo paesaggio montuoso con tutti i tornanti, andare avanti e proseguire dritti per la cittadina di Grabouw fino ad arrivare a Bot River. Qui dovete girare a sinistra, prima della cantina Beaumont Family Wines, per la Van Der Stel Pass Road. E’ una strada sterrata fatta di sassi arancioni-marroncini, non preoccupatevi è una strada fattibilissima, anche con macchine di piccola cilindrata e noleggiate. 

State tranquilli vi sembrerà di aver sbagliato strada perchè siete in mezzo al nulla, ma dovete proseguire per circa 6km. Non eravamo sicuri al 100% che la strada fosse quella giusta ma finalmente poi abbiamo visto il cartello e l’entrata per questa semplice ma bellissima farm.

Cornell Skop progetto wildlife

L’accoglienza a Cornell Skop

Appena parcheggiata l’auto ci è venuta in contro come per darci il benvenuto una graziosa zebra seguita da galline curiose!

Una ragazza gentilissima è venuta ad accoglierci e ci ha spiegato cos’è Cornell Skop e tutti i prezzi per fare il tour. E’ consigliato prenotare in anticipo, inviando una mail, così il personale ha il modo di organizzare al meglio la visita. Le guide a Cornell Skop cercano di trasmettere ai visitatori una migliore comprensione e consapevolezza su ciò che un animale selvatico ha bisogno. 

Sfortunatamente non eravamo andati in un orario ottimale, e non c’era l’addestratore per poter avere un contatto più ravvicinato con il leone, ma tutti gli altri animali e felini a Cornell Skop ti danno la massima emozione.

Cornell Skop progetto wildlife

Cornell Skop progetto wildlife

Cornell Skop è una farm di 140 ettari dove attualmente si trovano più di 20 specie di animali selvatici. Questi animali vengono portati in questa oasi per vari motivi: possono essere stati salvati dalla caccia, oppure erano animali selvatici tenuti illegalmente o ancora sono animali hanno subito maltrattamenti e violenze che in questo posto vengono mantenuti sani e al sicuro nel modo più “wild” e migliore possibile.

Dietro a tutti questo c’è la mente e addestratore Luke Cornell, un uomo che è sempre stato a contatto con gli animali selvatici, e questo suo dono lo usa anche per pubblicizzare questo progetto, nato nel 2007, e rendere il pubblico più coscente delle necessità di ogni animale selvatico. Questi bellissimi animali ovviamente hanno un nome, una personalità e storie uniche. Alcuni vengono inseriti anche nel contesto cinematografico facendo parte di qualche scena di film magari anche famoso che avete visto. Tutto questo serve per mantenere l’economia della farm e comprare il cibo per gli animali.

La nostra visita alla wildlife

Abbiamo salutato l’amica zebra e abbiamo cominciato a conoscere gli animali più piccoli, con le loro storie. Abbiamo cominciato dai rettili, i serpenti, poi siamo andati dai pappagalli ed altri volatili. Abbiamo conosciuto i simpatici babbuini che sorridevano mostrando dei denti a dir quanto perfetti. Poi abbiamo avuto il piacere di conoscere dei furetti davvero curiosi che amavano arrampicarsi su di noi per darci dei “bacini”.

cornell skop progetto wildlife
cornell skop progetto wildlife
Travel in the Wine

Siamo poi passati a conoscere i felini che abitano a Cornell Skop. Ci sono due maestosi leoni, ed uno di questi, proprio come un gattone, ha fatto finta di attaccarci ma poi si è disteso mostrandoci la pancia. E’ stato un momento davvero particolare. Ci sono anche alcuni giovani leoni e leonesse di circa un anno e osservano tutto con sguardo attento.

Poi è arrivato il momento che mai scorderemo! Abbiamo passato del tempo in compagnia del ghepardo; è docile ed ha sempre vissuto con la presenza degli umani. Siamo stati seduti affianco a lui, mentre l’addestratrice ci ha spiegato che essendo piuttosto anziano, aveva la maggior parte dei denti rovinati e per questo motivo, per nutrirlo gli dava pezzi di carne tagliati. Dopo un po’ gli ha dato da mangiare ed effettivamente inghittiva i pezzi di carne senza masticarli.  Abbiamo accarezzato il pelo soffice del ghepardo, e ci siamo fatti leccare la mano dalla sua lingua ruvida, mentre faceva delle rumorose fusa. Magnifico, un bellissimo gattone!

Infine abbiamo concluso in compagni di due caracal, un maschio che continuava a strusciarsi su di noi e una femmina un po’ più timida.

Dare un Supporto a Cornell Skop

Il messaggio che l’esperienza a Cornell Skop vuole darti è una maggiore consapevolezza verso gli animali, al fine di ridurre il numero di animali selvatici tenuti illegalmente o usati per lo sport e di salvarli anche nel loro ambiente naturale. Se siete intenzionati ad aiutare questa progetto e a continuare a salvare gli animali selvatici in pericolo potete donare attraverso questo link. Sfortunatamente i maltrattamenti, commercio illegale, uccisione e braconaggio della wildlife sono problemi attuali in Sud Africa.

Il Suadafrica è un paese ricco di animali, dai più piccoli ai più maestosi. Oltre a questa esperienza unica per il suo genere, abbiamo incontrato altri curiosi animali autocnoti di queste terre. Se come noi ami gli animali e vuoi provare esperienze uniche, leggi il nostro articolo sui pinguini a Cape Town ,ti verrà voglia di organizzare una vacanza alla scoperta di questa bellissima nazione!

Visto per la vendemmia in Sud Africa

Visto per la vendemmia in Sud Africa

HAI INTENZIONE DI ANDARE IN SUDAFRICA, MA NON SAI COME RICHIEDERE UN VISTO LAVORATIVO? SEI CAPITATO NEL POSTO GIUSTO! NEL WEB LE INFORMAZIONI SONO TANTE E DIVERSE TRA DI LORO, UN CAOS! IN QUESTO ARTICOLO TI RACCONTIAMO LA NOSTRA ESPERIENZA, CON GLI STEPS CHE ABBIAMO SEGUITO E I DOCUMENTI FORNITI PER OTTENERE UN VISTO LAVORATIVO IN SUDAFRICA

visto lavorativo vendemmia sud africa

Premessa

Siamo una coppia di viaggiatori, appassionati del buon vino e abbiamo cominciato la nostra esperienza, “inseguendo” le stagioni vinicole proprio nell’Emisfero Australe, in Sud Africa. Lavorando, vivendo e conoscendo ragazzi stranieri che lavoravano stagionalmente in Sud Africa ci siamo resi conto che la maggior parte di loro aveva un semplice visto turistico. Pochi di loro aveva un visto lavorativo come noi, che ti da la possibilità di lavorare legalmente in Sud Africa. I controlli in altri Stati nei confronti di stranieri che entrano sono maggiori ed è obbligatorio avere un visto lavorativo (ad esempio J1 per USA e WHV per NZ e Australia). Ma in Sud Africa, appena entrati, non abbiamo trovato molti controlli. Comunque noi, per essere tranquilli, ci siamo informati e abbiamo seguito, fin dall’inzio, tutto il processo per ottenere un visto lavorativo.

Cornell Skop visto lavorativo vendemmia sud africa

Primi passi per il visto lavorativo per il sud africa

Quando cominci a programmare la tua esperienza lavorativa in Sud Africa è bene avere un contatto di lavoro solido e chiaro. Noi abbiamo cominciato,  circa 4 mesi prima, pubblicando il nostro annuncio per trovare lavoro per la vendemmia in Sud Africa che si svolge tra gennaio e aprile.  Le aree vitivinicole più importanti sono Stellenbosh, Paarl, Franschhoek Valley  ed Elgin. Per iniziare a conoscere questi luoghi e le cantine preferite ti consigliamo i nostri articoli nella categoria Travel e Wine Tasting. Inoltre ti lasciamo, alla fine di questo articolo, il sito più popolare per pubblicare il tuo annuncio per cercare lavori stagionali nell’ambito enologico in Sud Africa.

Ti consigliamo di prenderti per tempo, perché gli steps successivi non saranno rapidi. Ma se segui i punti e i consigli che ti daremo, oltre al fattore tempo non dovrai preoccuparti per altro.

Tempistiche del visto lavorativo per il sud africa

Tutto il processo, da quando cominci a quando avrai il visto lavorativo per il Sud Africa, impiega 4-5 mesi completi. Per capire come muovere i primi passi continua a leggere l’articolo, alla fine avrai le idee più chiare.

I primi 2-3 mesi (al massimo), sono impiegati per raccogliere e compilare tutti i documenti richiesti. Questi dovranno essere consegnati  di persona al consolato sudafricano a Milano se abiti nel nord Italia o in ambasciata a Roma se abiti nel centro/sud Italia. I restanti 2 mesi (massimi) servono all’ambasciata o al consolato per approvare il tutto. Sono tanti mesi ma, se hai lo stesso nostro interesse che ti porta in Sud Africa, tieni presente che la vendemmia là comincia a Gennaio. Noi abbiamo cominciato il tutto ad Agosto e concluso a metà Dicembre. A noi, il consolato sudafricano di Milano aveva dato questa tempistica massima per elaborare il nostro visto lavorativo, una volta ricevuti tutti i moduli; comunque se non hanno molte richieste, possono impiegarci anche 1 settimana o due.

visto lavorativo vendemmia sud africa

5 step per ottenere il visto lavorativo per il sud africa

Questi che seguono sono i passaggi, con relative tempistiche, suddivisi per steps che riassumono la nostra esperienza per ottenere il visto di lavoro per il Sud Africa.

1° step: contattare il consolato sudafricano di milano o l’ ambasciata sudafricana di roma per farsi dare tutte le indicazioni via telefono; loro ti chiederanno la tua mail per mandarti tutti i documenti necessari.

2° step: una volta ricevuti i documenti richiama per fissare un appuntamento per avere maggiore assistenza, poiché al telefono noi non abbiamo ricevuto alcun aiuto. Considera la data di questo appuntamento come timer per i 4-5 mesi necessari per completare il processo. Se non riesci ad ottenere in breve tempo l’appuntamento ti consigliamo di rivolgerti ad un agente dell’immigrazione in Sud Africa che sbrigherà le pratiche per te, noi abbiamo fatto così. Ovviamente questo è un servizio che va pagato. Qui il sito che abbiamo consultato per trovare l’agente dell’immigrazione Sudafricano.

3° step: una volta ottenuto l’appuntamento fatti spiegare per bene come procedere in seguito e torna a casa senza dubbi. Sicuramente, come per noi, andare a Roma o a Milano, mangiare e magari fermarsi una notte a dormire, rappresenta una spesa che si fa considerare.

Se come noi, hai dovuto optare per l’assistenza dell’agente dell’immigrazione, avrai tutte le informazioni e aggiornamenti via mail.

visto lavorativo vendemmia sud africa

4° step: successivamente dovrai ottenere i documenti richiesti! A noi hanno chiesto questi documenti (attenzione i moduli sono sicuramente in inglese e fateveli compilare in inglese! E’ sufficiente un “inglese base/scolastico”):

  • certificato di buona salute da fare dal medico di base (abbastanza veloce)
  • certificato radiologicodel torace per dimostrare di non avere la tubercolosi (abbastanza veloce, noi siamo andati a pagamento in un centro privato per via delle tempistiche più corte)
  • certificato penale (con apostille!) da fare in Tribunale, successivamente va tradotto in inglese e “legalizzato” da un traduttore ufficiale!
  • fotocopie del passaporto che devono essere legalizzate e con apostille! Una volta fatte le fotocopie (noi abbiamo stampato 4 pagine (f/r) del passaporto per ogni facciata di foglio A4) e messe le marche da bollo da 16 euro (attenzione una marca da bollo ogni 4 fogli) abbiamo fatto certificare il tutto in Comune. Dopodiché legalizzato con apostille in Prefattura. Ti ricordiamo che per l’accesso al Sudafrica e/o la richiesta del visto è necessario il passaporto elettronico, con almeno 2 pagine bianche. È inoltre richiesta validità residua di almeno 30 giorni successivi alla data di uscita prevista dal Paese.
  • è consigliabile avere un assicurazione medica che ti copra per l’intero viaggio.
  • dovrai avere già il biglietto aereo per andata e ritorno (questo dipende dal tipo di visto, per noi con visto di lavoro per la vendemmia, abbiamo dovuto comprarlo prima di ottenere il visto).
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  • abbiamo dovuto presentare una lettera da parte del datore di lavoro sudafricano che dice che lavorerai presso lui e il motivo per cui ti sceglie (nel nostro caso perché siamo altamente specializzati; è bene nominare la laurea e/o l’esperienza)
  • foto tessere normalissime

Ecco una lista di altri documenti non obbligatori ma consigliati:

  • è raccomandato fare i vaccini, noi abbiamo voluto fare tutti quelli consigliati dalla ulss (puoi trovare sul sito della tua ulss le informazioni sulla consulenza viaggiatori). Noi siamo viaggiatori e abbiamo fatto i più importanti e richiesti vaccini nei vari Paesi a rischio (febbre gialla, tifo, colera, epatite A). Il vaccino per la febbre gialla viene chiesto anche se si fa solamente scalo aereo presso un aeroporto di un Paese a rischio. Noi abbiamo colto l’occasione anche per farci qualche richiamo. Comunque potete farvi anche il vaccino contro la malaria e la rabbia, è a vostra discrezione.
  • la patente internazionale serve a te, non viene richiesta per il visto. Per il Sud Africa serve la convenzione di Ginevra durata 1 anno (verifica sul sito)
  • Se vi viene chiesto il certificato di matrimonio (in un modulo per il visto per il Sud Africa), ricordatevi che è un auto certificazione che compilerete davanti al pubblico ufficiale sudafricano del consolato o ambasciata. Questo impiegato – pubblico ufficiale vi farà da garante.
  • 5 step: prendere l’appuntamento per quando consegnare tutti i documenti. Se devi ancora finire di raccogliere tutti i documenti richiesti, calcola bene il tempo che ti servirà per ottenerli, quindi fissa l’appuntamento.

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Ritiro del visto lavorativo

Durante l’ultimo appuntamento tanto atteso, in ambasciata o consolato , dovrai presentare di persona tutti i documenti e moduli compilati. Il consolato/ambasciata terrà il tuo passaporto per circa 1-2 settimane (in base al periodo dell’anno) per elaborare i documenti e stampare il visto.  Verifica se puoi farti spedire a casa il passaporto con visto tramite corriere espresso, oppure dovrai tornare a Roma o a Milano per il ritiro.  Nel nostro caso, non era possibile l’opzione del corriere per via delle festività natalizie quindi abbiamo fatto il ritiro in persona. Non siamo ritornati in coppia ma solo uno di noi con la delega dell’altro.

Tipi di visto lavorativo

I visti emessi per motivi di lavoro possono essere di diversi tipi in base alla durata, contratto, skills e settore lavorativo. I più comuni sono:

  • Lavoro subordinato generale (general work visa)
    La durata massima di questo visto è di 5 anni. Per il rilascio dovrai presentare un certificato rilasciato dal Ministero del Lavoro sudafricano in cui, tra l’altro, si attesta che il datore di lavoro non è stato in grado di trovare un lavoratore sudafricano (o straniero stabilmente residente in Sudafrica) con qualifiche lavorative analoghe a quelle del richiedente.
  • Visto per lavoratori dotati di abilità di interesse prioritario (critical skills visa)
    E’ un visto rilasciato a chi possiede abilità riconosciute come di interesse prioritario dal Ministero degli Interni sudafricano, ed ha durata massima di 5 anni. Senza un contratto di lavoro esistente può essere rilasciato per un massimo di 12 mesi (avrai 12 mesi di tempo per trovare un’occupazione e richiedere un rinnovo del visto per altri 4 anni).
  • Trasferimento intra-societario (intra company transfer work visa)
    Tale visto è riservato a trasferimenti intra-societari di personale subordinato di compagnie multinazionali o di compagnie internazionali con affiliati in Sudafrica. La durata massima è di quattro anni e lo stesso non è rinnovabile dal Sudafrica. Un’eventuale nuova richiesta dovrà essere presentata presso il consolato o ambasciata del Sudafrica in Italia.

Per quanto riguarda il nostro caso, noi avevamo cominciato il processo con l’agente dell’immigrazione che ci aveva consigliato un visto di lavoro generale  (general work visa). Per come sono andate le cose (le tempistiche si stavano facendo troppo lunghe e rischiavamo di perdere l’occasione di cominciare la vendemmia in Sudafrica), abbiamo dovuto cambiato il tipo di visto durante l’ultimo appuntamento con il funzionario sudafricano del consolato di Milano. Spiegando il motivo che ci portava in Sudafrica, la vendemmia appunto, abbiamo cambiato il visto con un Pratical training and workshops visa. Infatti il nostro obbiettivo era di andare in Sud Africa per sei mesi in modo da lavorare e viaggiare.

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Lavorare in sud africa con il visto turistico

Come accennato all’inizio dell’articolo, praticamente tutti quelli che abbiamo conosciuto, sono andati a fare la vendemmia in Sud Africa con il visto turistico. Noi abbiamo voluto seguire la via della legalità e vivere il periodo serenamente perché pensiamo sia una situazione border line e può compromettere richieste future di visto, anche per altri Stati.

Per quanto riguarda i cittadini Italiani, il visto turistico gratuito per il Sud Africa ha una durata di 90 giorni. Viene rilasciato direttamente all’arrivo in frontiera.

Per soggiorni turistici superiori a 90 giorni occorre invece richiedere il visto d’ingresso presso il consolato o l’ambasciata del Sud Africa in Italia e andare lì di persona.

Il visto turistico di 90 giorni, emesso al momento dell’arrivo in frontiera, può essere rinnovato una sola volta in loco per altri 90 giorni di attività turistica.

Questo rinnovo deve essere richiesto non oltre 60 giorni dallo scadere del visto stesso. La tempistica media minima per ottenere risposta alla propria domanda di rinnovo visto è di 8/10 settimane.

Durante questo periodo di “bridge” è essenziale essere sempre in possesso di un visto valido. Se si vuole cambiare il visto turistico con uno per motivi di lavoro/studio/volontariato, sarà necessario il rientro in Italia e fare affidamento al consolato o all’ambasciata sudafricana in Italia.

Conclusione

Se, come noi, ti appassiona il mondo enologico e ti piacerebbe farti una bella esperienza lavorativa di qualche mese e dopodiché viaggiare e scoprire un po’ di più del Sud Africa, richiedi fin dall’inizio il visto Pratical training and workshops.  Se noi l’avessimo saputo prima, tutto questo lungo processo sarebbe stato sicuramente più facile. Se hai delle informazioni che possano essere d’aiuto o vuoi raccontare la tua esperienza, scrivi un commento qui sotto in modo che sia d’aiuto anche ad altri colleghi nel mondo!

Bonus links utili per la vendemmia

Per cercare proposte di lavoro o postare la tua candidatura per la vendemmia in Sudafrica vi suggeriamo:

  • iscriviti al gruppo fb Travelling Winemakers – Living the dream!!. Troverai interessanti richieste e annunci per lavorare nel settore enologico in tutto il mondo.
  • consulta questo sito sudafricano per trovare lavoro. E’ il più consultato sito web, specifico per il Sud Africa, per cercare lavoro durante il periodo della vendemmia. Potrai leggere annunci di lavoro da parte delle cantine oppure puoi proporti tu stesso, specificando le tue skills ed esperienze.

Noi abbiamo utilizzato quest’ultimo sito, contattando innumerevoli cantine sudafricane, finché abbiamo avuto la tanto sperata proposta.

Speriamo che questo artico di Travel in the Wine sia stato utile e ti auguro di passare una bellissima vendemmia in Sud Africa. Per noi è stata la prima esperienza all’estero e ancora oggi abbiamo grandi ricordi e magnifiche amicizie. Vini, persone e paesaggi eccezionali! Nel Blog trovi i nostri consigli di viaggio, degustazioni di vini e cibo locale. Preparati al meglio per l’avventura sudafricana!

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